Le reliquie di “Patri Jachinu” a Montedoro


Il pomeriggio del 3 maggio sono arrivate a Montedoro le reliquie del servo di Dio Padre Gioacchino La Lomia di Canicattì nell’ambito della “peregrinatio”, in occasione del 3° anniversario della Proclamazione dell’eroicità delle virtù del Venerabile, nei comuni dove ha svolto la sua attività pastorale: Canicattì, Serradifalco, Caltanissetta, Delia, Sommatino, Montedoro, Bompensiere, Milena. Ad accogliere il superiore del convento di Canicattì, padre Massimilano Novembre, che ha portato la corona di spine e il Crocifisso, appartenuti al Venerabile cappuccino, c’erano il sindaco Giuseppe F.M. Piccillo con componenti della giunta e del consiglio comunale con il gonfalone del comune, il parroco Don Amedeo Duminuco ed un grande numero di fedeli. La Santa Messa, molto partecipata, è stata concelebrata da padre Massimiliano e dal can. padre Calogero Milazzo. Il parroco, il sindaco e il superiore hanno parlato sulla devozione del popolo di Montedoro verso il frate cappuccino, sul valore ed il significato dell’ attività di solidarietà, della predicazione, dell’ umiltà della realizzazione del Vangelo nella vita quotidiana, della attualità del messaggio di padre Gioacchino come uomo di Dio, uomo della carità, uomo del sacrificio per il bene del prossimo e la salvezza delle anime.
Dal libro sulle memorie e tradizioni di Montedoro di Giovanni Petix si ricavano diverse notizie sulla presenza di padre Gioacchino a Montedoro. Il primo agosto del 1905 a Montedoro si diffuse la notizia della morte di Padre Gioacchino La Lomia a Canicattì ”gran quantità di montedoresi si recarono nella cittadina agrigentina per assistere ai funerali del venerato cappuccino che in Montedoro aveva numerosissimi devoti ed ammiratori”. Gaetano La Lomia di Nicolò e di Eleonora Li Chiavi, nacque a Canicattì il 3 marzo 1831 entrato nel noviziato assunse il nome di Fra Gioacchino Fedele di Canicattì. Nel 1855 venne ordinato sacerdote nella basilica della Magione di Palermo e successivamente venne nominato vicario del convento di Sutera. Patri Jachinu, come veniva chiamato, è stato a Montedoro, a prestare il suo servizio pastorale in modo particolare per i più poveri dal 1861 al 1864 abitando nell’ ospizio che apparteneva al convento di Sutera. Ebbe modo di conoscere tutte le famiglie del paese “ che gli ubbidivano con reverendo timore” riuscendo a conquistarsi la fiducia e la stima di tutti che aiutava sia da un punto di vista materiale, distribuendo insieme al fratello coadiutore (fratacchiuni) un pasto caldo ai poveri e dispensando le erbe mediche per curare tanti malesseri corporali, che spirituale: il suo confessionale era sempre impegnato, spesso veniva chiamato a dirimere i contrasti tra fratelli, tra sposi, nell’ ambito delle famiglie. Si dice che abbia introdotto la devozione a Santa Filomena e quando le mamme che aspettavano un bambino andavano da lui perché pregasse affinché il parto andasse bene ed il nascituro fosse esente da imperfezioni fisiche, specialmente dal mutismo, il cappuccino raccomandava di imporre alla bambina il nome di Filomena.
Dal libro dei battezzati risulta che il 18 dicembre del 1862 padre Gioacchino ha amministrato il battesimo di Santo Benedetto di Domenico Alfano e di Calogera Chiarelli.
Un segno della straordinaria attività di padre Gioacchino ci è data dalla deliberazione della Giunta comunale del 5 aprile 1864 con la quale il sindaco Cesare Caico e gli assessori Salvatore Cordaro e Ludovico Morreale fu Pietro verbalizzano:” di darsi una gratificazione, al padre Gioacchino, Cappuccino del Convento di Sutera, come compenso straordinario, per avere servito e serve tuttora questa popolazione come confessore” Nel 1881 padre Gioacchino eresse il convento dei cappuccini di Canicattì, annesso alla Madonna della Rocca, e rimase nella sua città natale fino alla sua morte avvenuta il 30 luglio del 1905. Durante detto periodo il frate cappuccino si recava in vari paesi per predicare o svolgere qualche missione. Luisa Hamilton Caico nel libro Vicende e costumi siciliani scrive della Quaresima di Montedoro intorno al 1900: “ Un oratore di fama, un monaco francescano, è venuto qui per la predica della Quaresima; ogni giorno tiene ai suoi ascoltatori ignoranti ma devoti una stimolante predica sul peccato, il pentimento, la punizione dei peccatori e la ricompensa che si ottiene per una pia condotta di vita. E, non contento dell’ effetto delle parole, ad un certo momento dà all’ assemblea di fedeli un esempio di flagellazione, frustandosi con una corda ritorta.
All’ annunziato arrivo del frate francescano, tutti gli abitanti del luogo, guidati dal prete, gli andarono incontro in processione e, quando egli raggiunse la piazza, in segno di gioia, furono suonate le campane della chiesa mentre i tamburi rullavano e la folla intorno a lui, specialmente le donne, gli baciava le mani e l’ orlo della tunica, per la sua reputazione di santo:” Della permanenza di padre Gioacchino a Montedoro c’era il disegno a carboncino di una testa di Cristo coronata di spine nella parete di una stanza della canonica, che insieme a molti miei coetanei ricordiamo con una certa ammirazione, ancora durante l’arcipretura di Mons. Vito Alfano. Il disegno è andato perduto successivamente nel corso di una ristrutturazione della stanza. Nel 1950 Salvatore Marranca di Carmelo inteso Sciarrotta, emigrato in America, ritornato dopo 42 anni, per sciogliere una promessa, fece costruire, a sue spese, una edicola in mattoni di terracotta e nella nicchia pose una immagine del venerato cappuccino. L’ edicola sorge al bivio dello stradale Montedoro- Serradifalco- Racalmuto e sul frontone vi è scritto:” Alla venerata memoria di Padre Gioacchino La Lomia da Canicattì. Per devozione di Salvatore Marranca 1950.
A cento anni dalla morte di Padre Gioacchino La Lomia la devozione, nella gran parte della popolazione di Montedoro, rimane ancora viva: molte famiglie si recano a Canicattì nella chiesa della Madonna della Rocca a pregare sulla tomba del cappuccino, tanti espongono la sua immagine nelle loro case e si tramandano i ricordi delle loro famiglie sulla vita e le opere del frate a Montedoro. Il sindaco ha comunicato che il Comune è disponibile ad istituire una borsa di studio al fine di raccogliere fatti ed avvenimenti che raccontano della presenza dell’uomo di Dio nella vita dei montedoresi. Il superiore, più semplicemente, ha invitato, quanti sono a conoscenza di esperienze proprie o tramandate dai familiari, inerenti il rapporto con padre Gioacchino, a volerle inviare per iscritto al convento di Canicattì, per una eventuale pubblicazione, in vista del processo di beatificazione del Venerabile frate cappuccino.

Lillo Paruzzo


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